Registrazione telematica dei contratti di locazione di gestione di siti per antenne di telefonia

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito agli adempimenti, e sui documenti da allegare, per la registrazione telematica dei contratti di locazione relativi alla gestione di siti per antenne di telefonia mobile stipulati con soggetti aventi natura giuridica variegata: persone fisiche non soggetti passivi IVA, società, enti pubblici (Agenzia Entrate – risposta n. 374/2019).

In particolare è stato precisato che gli applicativi informatici di presentazione, controllo e gestione delle attività connesse alla registrazione di contratti di locazione (nel caso di specie il software di compilazione RLI-web) ammettono come documenti allegati soltanto file in formato PDF/A o TIFF.

Per i contratti firmati digitalmente, che rivestono un formato elettronico diverso da quelli al momento consentiti, è possibile allegare il documento estraendone il contenuto in formato PDF/A ovvero, in presenza di una copia cartacea del documento, generare mediante scannerizzazione un file avente le caratteristiche che ne consentano l’allegazione.

È inoltre importante ricordare che il contribuente che effettua la registrazione telematica del contratto di locazione ha l’obbligo di conservare, ancorché in formato digitale, l’originale dei documenti, che potrà essere richiesto da parte dell’Agenzia delle Entrate per eventuali verifiche.

La qualificazione fiscale del Trust decide la tassazione dei redditi

Con la Risposta a interpello n. 381 del 2019, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che il pieno spossessamento dei beni da parte del disponente è condizione essenziale per la qualificazione del Trust come soggetto passivo IRES. Tale condizione si esprime attraverso un effettivo potere del “Trustee” di amministrare autonomamente e disporre dei beni a lui affidati dal disponente, esplicitato nelle clausole dell’atto istitutivo del Trust.

Nell’ordinamento italiano la normativa fiscale riguardante i trust è stata introdotta con la Legge finanziaria 2007, includendoli tra i soggetti passivi IRES.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che un Trust può essere qualificato soggetto passivo ai fini delle imposte sui redditi soltanto se sussiste un effettivo potere del Trustee di amministrare autonomamente e disporre dei beni a lui affidati dal disponente.
Diversamente il Trust deve ritenersi fiscalmente “inesistente” in tutti quei casi in cui, per effetto delle disposizioni contenute nel proprio atto istitutivo ovvero in base ad elementi di mero fatto, il potere di gestire e disporre dei beni permanga in tutto o in parte in capo al disponente. In tal caso, non verificandosi il reale spossessamento di quest’ultimo in relazione ai beni posti nel patrimonio costitutivo del Trust, quest’ultimo si configura come una “struttura meramente interposta rispetto al disponente”. Di conseguenza, i redditi formalmente prodotti dal Trust continuano ad essere attribuiti al disponente ai fini della tassazione.
Riguardo agli elementi indicativi di una mera interposizione fiscale, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che si considerano “inesistenti” le tipologie di trust in cui:
– il trustee deve tenere conto, in relazione alla gestione del patrimonio e del reddito da questo generato, delle indicazioni fornite dal disponente;
– il trustee non può esercitare i suoi poteri “senza il consenso” del disponente o del beneficiario;
– il disponente ha la facoltà di attribuire beni e redditi del trust o concedere prestiti a soggetto dallo stesso individuati;
– “ogni altra ipotesi in cui il potere gestionale e dispositivo del trustee, così come individuato dal regolamento del trust o dalla legge, risulti in qualche modo limitato o anche semplicemente condizionato dalla volontà del disponente e/o dei beneficiari”.
In altri termini, affinché il trust sia considerato fiscalmente rilevante deve verificarsi il pieno spossessamento dei beni da parte del disponente.
A tal fine, le prerogative di autonomia gestionale del Trustee devono essere esplicitate nell’atto istitutivo, attraverso le clausole che ne regolano la struttura e le finalità.
A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che rilevano una limitazione dei poteri del trustee le clausole che prevedono:
– la necessità di acquisire il consenso del Disponente o del Comitato dei saggi su determinate materia (ad esempio, anticipazioni ai beneficiari, possibilità di compiere atti vietati dalle disposizioni generali in materia di conflitto di interessi, prestazioni di garanzie a favore di terzi, conferimento di mandati per l’esercizio di un determinato potere gestionale, modifica del profilo di rischio previsto per gli investimenti finanziari, interruzione di un contratto di investimento, determinazione delle somme distribuibili e degli impieghi del fondo del Trust);
– la necessità di acquisire il parere del Disponente o del Comitato dei saggi per l’alienazione di immobili presenti nel Trust, che siano in godimento al disponente, al coniuge o ai beneficiari;
– la riserva al disponente di attribuire al coniuge crediti verso il Trustee;
– la facoltà di revoca del Trustee in qualsiasi momento da parte del dal Disponente o, nel caso in cui questo sia deceduto dal Comitato dei Saggi o, alternativamente, dai beneficiari congiuntamente.

Soggette ad imposta l’esposizioni pubblicitarie a mezzo di macchina automatica

13 SETT 2019 La Cassazione afferma che non possono in alcun modo essere identificate come sede di impresa le apparecchiature automatiche erogatrici di fototessere (CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 07 giugno 2019, n. 15465)

Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte la srl proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Cremona avverso l’avviso di accertamento emesso per la liquidazione e la riscossione dell’imposta comunale sulla pubblicità, relativo all’imposta comunale per la pubblicità (ICP) per l’anno 2014 dovuta ad esposizioni pubblicitarie nel territorio del Comune di Cremona effettuate a mezzo di macchina automatica per la realizzazione e contestuale erogazione di fototessere e biglietti da visita. A sostegno dell’opposizione la ricorrente deduceva che i mezzi pubblicitari assoggettati ad imposta sarebbero in realtà riconducibili ad insegne e come tali esenti dal pagamento dell’imposta ai sensi dell’art. 17, comma 1 bis, d.lvo. 507/93, poiché aventi tutti superficie inferiore a cinque metri quadrati.
La Commissione Tributaria Provinciale di Cremona rigettava il ricorso.
La sentenza veniva impugnata dal contribuente e la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia accoglieva l’appello rilevando: a) che le insegne esposte sul distributore di fotografie rappresentavano la denominazione dell’impresa ed erano perciò idonee a contraddistinguere l’attività esercitata e non costituivano un messaggio pubblicitario b) che in ogni caso le insegne erano poste nel luogo in cui si esercitava l’attività commerciale e pertanto contraddistinguevano la sede ove si svolgeva l’attività stessa con la conseguenza che erano esenti da imposte ai sensi dell’art. 17 comma 1 bis d.lvo. 507/1993.
Avverso la sentenza della CTR è stato proposto ricorso per Cassazione.
Il ricorso viene accolto. Sul punto questa Corte, con riferimento alle macchine distributrici di alimenti e bevande e più recentemente anche in relazione alle apparecchiature automatiche erogatrici di fototessere; ha affermato che tali postazioni non possono in alcun modo essere identificate come sede di impresa. Ciò in quanto o si ha riguardo alla sede legale e/o statutaria essendo la ricorrente società di capitali, o alla sede effettiva da intendersi nel luogo in cui hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’Ente ed ove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti. Escluso per evidenti ragioni che il distributore automatico di fototessere possa ricondursi al concetto, come sopra richiamato, tanto di sede legale quanto di quella effettiva di esercizio dell’attività sociale non può neanche ipotizzarsi un rapporto pertinenziale con la sede della società, in ragione dell’ampia diffusione territoriale che impedisce a monte la stessa configurabilità di un rapporto durevole di servizio del singolo distributore alla sede sociale.
Le postazioni di distribuzione delle fototessere, pur consentendo attraverso una procedura meccanica operazioni negoziali di scambio tra il prodotto fornito dall’apparecchio automatico e il corrispettivo pecuniario versato dall’utente, possono piuttosto essere ricondotte ai singoli beni, dislocati, fuori dalla sede sociale, in diversi punti del territorio nazionale, facenti parte di quel <<complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa>> che secondo la definizione contenuta nell’art. 2555 cc costituisce l’azienda.
La CTR si è dunque discostata dai principi enunciati dalla consolidata giurisprudenza.