Vendita al dettaglio di prodotti agricoli: precisazioni sull’inquadramento previdenziale

Si forniscono precisazioni sul corretto inquadramento, ai fini dell’assoggettamento a contribuzione agricola unificata, dei soggetti che vendono direttamente al dettaglio i prodotti agricoli e alimentari appartenenti ad uno o più comparti agronomici diversi da quelli dei prodotti della propria azienda, purché direttamente acquistati da altri imprenditori agricoli.

La Legge di bilancio 2019, nel confermare la possibilità di esercitare la vendita al dettaglio dei prodotti agricoli e alimentari da parte degli imprenditori agricoli, singoli o associati, ha specificato che tali prodotti possono anche appartenere ad uno o più comparti agronomici diversi da quelli dei prodotti della propria azienda ovvero che i prodotti oggetto della vendita al dettaglio possono essere diversi da quelli provenienti dalle colture e/o allevamenti di animali normalmente e ordinariamente praticati dai produttori presso le proprie aziende e, pertanto, acquistati sul mercato.
Tuttavia, vi sono due condizioni: a) i prodotti destinati alla rivendita al dettaglio devono essere direttamente acquistati da altri imprenditori agricoli; b) il fatturato derivante dalla vendita dei prodotti provenienti dalla propria azienda deve essere prevalente rispetto al fatturato proveniente dal totale dei prodotti acquistati da altri imprenditori agricoli. Relativamente alla condizione a) è necessaria l’assenza di qualsivoglia attività di intermediazione commerciale, pertanto il trasferimento dei prodotti da destinare alla vendita al dettaglio deve avvenire direttamente tra due imprenditori agricoli.
Quanto alla condizione b), il concetto di prevalenza è riferito al solo fatturato e non alla quantità di prodotti acquistati da altri imprenditori agricoli, pertanto, qualora quest’ultima sia maggiore della quantità destinata alla vendita proveniente dalla propria azienda, la seconda condizione sopracitata è comunque rispettata se il fatturato dei prodotti acquistati da altri imprenditori agricoli e destinati alla vendita al dettaglio è inferiore al fatturato dei prodotti propri.
Visto che l’attività di vendita al dettaglio dei prodotti agricoli e alimentari deve essere svolta da soggetti che esercitano come attività principale quella di produzione agricola, possono essere considerate tali le aziende tenute alla compilazione dei quadri F, G, H (terreni, allevamenti e macchine agricole) della D.A.
Per quanto concerne la compilazione del campo relativo al fabbisogno aziendale, nel quadro E del modello D.A., l’Inps evidenzia che nella quantificazione delle giornate lavorative previste vanno indicate quelle occorrenti per la coltivazione e l’allevamento e non sono ricomprese quelle relative all’attività di vendita al dettaglio. Queste ultime sono, invece, inserite nel campo “NOTE” del modello D.A.

Pensioni: riduzione trattamenti di importo superiore a 100.000 euro

L’Inps illustra le operazioni effettuate per la riduzione dei trattamenti pensionistici di importo superiore a 100.000 euro su base annua secondo le disposizioni contenute nella legge di bilancio 2019.

Sulle pensioni interessate è stata applicata la riduzione dei trattamenti pensionistici di importo complessivamente superiore a 100.000 euro su base annua. In particolare, sono state effettuate le seguenti attività:
– calcolo della riduzione mensile;
– ripartizione in misura proporzionale sui trattamenti assoggettati;
– calcolo del conguaglio per il periodo gennaio-maggio ovvero, per i trattamenti con decorrenza nell’anno 2019, dalla data di decorrenza fino al 31 maggio 2019;
– impostazione del recupero del debito in tre rate, sulle mensilità di giugno, luglio e agosto 2019;
– ridurre corrispondentemente l’imponibile fiscale dei trattamenti, su base mensile e annua.
Le procedure di prima liquidazione e ricostituzione sono state aggiornate per l’applicazione della riduzione in oggetto.

Con circolare n. 44/2019 è stata illustrata la rivalutazione annuale delle pensioni per l’anno 2019, le pensioni interessate sono state adeguate dalla mensilità di aprile 2019. Nel mese di giugno 2019 viene recuperata la differenza relativa al periodo gennaio – marzo 2019.
Sul cedolino di pensione sono esposte in maniera analitica e con descrizione dedicata anche le voci relative alle trattenute descritte. Inoltre sul cedolino di giugno 2019 viene riportata la modalità di calcolo della riduzione delle pensioni di importo elevato.

Assunzioni dalle liste di mobilità: la spettanza dei benefici in caso di cessione d’azienda

In tema di sgravi contributivi, ai fini di ottenere l’applicazione dei benefici ex art. 8 della L. n. 223/1991, nell’ipotesi di cessione d’azienda, è onere del datore di lavoro fornire la dimostrazione degli elementi di novità intervenuti nella struttura societaria e delle significative integrazioni apportate al complesso originario per consentire a quello ceduto di svolgere autonomamente la propria funzione produttiva

Una Corte d’appello territoriale aveva rigettato l’impugnazione proposta da un datore di lavoro avverso una cartella esattoriale concernente un certo credito vantato dall’Inps a seguito di disconoscimento del diritto ai benefici relativi alle assunzioni agevolate ex L. n. 223/1991. La Corte aveva evidenziato che, a seguito del fallimento del precedente datore di lavoro, si era avuto un effettivo trasferimento di azienda per effetto del quale i lavoratori avevano continuato a lavorare nella stessa struttura, svolgendo le stesse attività, per cui la loro messa in mobilità si era rivelata funzionale esclusivamente ad un passaggio di tutto il complesso ad una nuova proprietà, che ne aveva continuato la gestione imprenditoriale.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro cessionario, lamentando che era stata la curatela fallimentare a licenziare i lavoratori e a porli in mobilità, per cui mancava qualsiasi obbligo per la società che aveva acquistato l’azienda in sede fallimentare, di assumere i lavoratori che avevano prestato la loro attività in favore della società a suo tempo fallita.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato. Il riconoscimento dei benefici contributivi ex art. 8, commi 2 e 4, della L. n. 223/1991, in favore delle imprese che assumono personale licenziato a seguito di procedura di mobilità, presuppone che sia accertato che la situazione di esubero sia effettivamente sussistente e che l’assunzione di detto personale da parte di una nuova impresa risponda a reali esigenze economiche e non concreti condotte elusive finalizzate al solo godimento degli incentivi, sicché il diritto ai benefici va escluso ove tra le due imprese sia intervenuto un contratto di affitto del complesso dei beni aziendali, idoneo a configurare un trasferimento di azienda, che importa la continuazione dei rapporti di lavoro con l’acquirente. Soprattutto, in tema di sgravi contributivi, ai fini di ottenere l’applicazione dei benefici ex art. 8 della L. n. 223/1991, nell’ipotesi di cessione d’azienda, è onere del datore di lavoro fornire la dimostrazione degli elementi di novità intervenuti nella struttura societaria e delle significative integrazioni apportate al complesso originario per consentire a quello ceduto di svolgere autonomamente la propria funzione produttiva.