Professori e ricercatori universitari, chiarimenti Inps sugli obblighi di contribuzione

Con messaggio n. 4171 del 14 novembre 2019, l’Inps  fornisce indicazioni in merito agli obblighi di iscrizione e contribuzione dei professori, ricercatori e figure equiparate che svolgono attività di assistenza sanitaria presso le Aziende ospedaliero-universitarie o strutture convenzionate

Come noto, i professori, i ricercatori e le figure equiparate in servizio presso le Università italiane che prestano, in aggiunta all’attività didattica e di ricerca, attività di assistenza sanitaria presso le Aziende ospedaliero-universitarie o strutture comunque convenzionate, oltre al trattamento economico da parte dell’Università, ricevono i trattamenti economici aggiuntivi previsti dai relativi CCNL dei dirigenti del SSN, a carico della struttura sanitaria, ovvero (art. 6, D.Lgs. n. 517/1999):
– un trattamento graduato in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico (c.d. indennità di posizione);
– ed un trattamento aggiuntivo graduato ai risultati ottenuti nell’attività assistenziale e gestionale, nonché all’efficacia nella realizzazione dell’integrazione tra attività assistenziale, didattica e di ricerca (c.d. indennità di risultato).
A questi emolumenti può aggiungersi, poi, l’indennità di “esclusività” (art. 5, co. 3, D.Lgs. n. 517/1999) che estende ai professori e ricercatori universitari il trattamento economico aggiuntivo per i dirigenti sanitari (art. 15-quater, co. 5, D.Lgs. n. 502/1992), quale corrispettivo per la limitazione intramoenia dell’attività libero professionale e cioè per lo svolgimento del rapporto di lavoro in regime di esclusività. Tale emolumento, distinto dalla retribuzione, viene corrisposto con importi fissi e ricorrenti.
Orbene, poichè lo svolgimento dell’attività assistenziale medica svolta presso le suddette strutture, trova il suo fondamento nel rapporto di lavoro principale instaurato con l’Università, l’obbligo di contribuzione deve essere assolto anche per le retribuzioni erogate per l’attività sanitaria, nelle casse e nei fondi a cui risulta iscritto il lavoratore per il rapporto di lavoro instaurato con l’Università, segnatamente alla Cassa per i trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) e al Fondo ex Enpas per i trattamenti di previdenza, nonché alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali.
Orbene, per la corretta valorizzazione, ai fini pensionistici, del trattamento economico graduato in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico, la retribuzione di posizione connessa all’incarico attribuito al personale in esame può essere considerata quale parte aggiuntiva al trattamento economico fondamentale e quindi valutabile ai fini del trattamento pensionistico in quota A), senza operare la maggiorazione del 18%. Ciò, in relazione alla funzione perequativa del compenso in questione tra il trattamento economico fondamentale del personale del SSN e il trattamento stipendiale attribuito al personale universitario, che presta servizio nelle strutture sanitarie per effetto delle convenzioni. Viceversa, l’indennità di risultato e quella di esclusività, in quanto soggette a variazione in relazione ai risultati conseguiti, sono da valutarsi nella c.d. “quota B” del trattamento di pensione.

Casse professionali, esclusa la debenza di contributi di solidarietà di natura regolamentare

Esula dai poteri riconosciuti dalla normativa vigente, la possibilità delle Casse privatizzate di emanare un contributo di solidarietà in quanto esso non può essere ricondotto ad un “criterio di determinazione del trattamento pensionistico”, ma costituisce un prelievo che può essere introdotto solo dal Legislatore (Corte di Cassazione, sentenza 12 novembre 2019, n. 29292).

Una Corte d’appello territoriale, confermando la decisione resa dal Tribunale di prime cure, aveva accolto la domanda proposta da un professionista nei confronti della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti, intesa a conseguire la declaratoria di non debenza del contributo di solidarietà imposto dalla Cassa, con riferimento al periodo 2009/2013. Secondo la Corte territoriale il contributo predetto era illegittimo sulla base del principio per cui, una volta maturato il diritto alla pensione di anzianità, l’Ente previdenziale debitore non può con atto unilaterale, regolamentare o negoziale, ridurne l’importo, tantomeno adducendo generiche ragioni finanziarie, poiché ciò lederebbe l’affidamento del pensionato nella consistenza economica del proprio diritto soggettivo, costituzionalmente tutelato (art. 3).
Ricorre così in Cassazione la CNPADC, lamentando principalmente che Corte territoriale non avesse considerato la possibilità di adottare, da parte di tutte le Casse privatizzate, i necessari provvedimenti all’equilibrio di bilancio, legittimando così la prevista trattenuta.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. Alla luce, infatti, del recente orientamento di legittimità (Corte di Cassazione, sentenza n. 10 dicembre 2018, n. 31875), esula dai poteri riconosciuti dalla normativa vigente, la possibilità delle Casse di emanare un contributo di solidarietà in quanto esso, al di là del nome utilizzato, non può essere ricondotto ad un “criterio di determinazione del trattamento pensionistico”, ma costituisce un prelievo che può essere introdotto solo dal Legislatore.
Tantomeno può incidere in senso modificativo la sentenza con cui la Corte costituzionale ha sancito la legittimità costituzionale della norma di cui all’articolo 1, comma 486, della Legge n. 147/2013, sostanziandosi la pronunzia nell’affermata congruità del prelievo disposto da tale previsione legislativa, e non da una norma di natura regolamentare o negoziale, rispetto alle condizioni enunciate dalla stessa Corte costituzionale per la legittimità dell’intervento, ovvero l’operare all’interno del complessivo sistema della previdenza, l’essere imposto dalla crisi contingente e grave del predetto sistema, l’incidere sulle pensioni più elevate, il porsi come prelievo sostenibile, il rispettare il principio di proporzionalità, l’essere comunque utilizzato come misura una tantum.

Incentivo assunzione percettori Rdc, l’istanza telematica disponibile dal 15 novembre

Con messaggio n. 4099 dell’8 novembre 2019, l’Inps comunica le modalità operative per la richiesta e la fruzione dell’incentivo all’assunzione di percettori del reddito di cittadinanza

In merito all’applicazione dell’incentivo all’assunzione di percettori del reddito di cittadinanza (art. 8, D.L. 28 gennaio 2019, n. 4, conv. in L. 28 marzo 2019, n. 26), l’Inps rende noto che sul sito istituzionale, nella sezione “Portale delle Agevolazioni” (ex sezione DiResCo), entro il 15 novembre 2019 sarà reso disponibile il modulo di richiesta dell’agevolazione, denominato “SRDC – Sgravio Reddito di Cittadinanza – art. 8 del d.l. n. 4/2019”. Il datore di lavoro interessato ad accedere all’incentivo dovrà inviare la domanda telematica per il riconoscimento dell’agevolazione, nonché la determinazione dell’importo e della durata. Nella medesima istanza, sarà necessario indicare se l’assunzione del beneficiario del Rdc riguardi un’attività lavorativa coerente con il percorso formativo seguito in base al patto di formazione. Tale circostanza, infatti, determina per il datore di lavoro una fruizione del beneficio in misura ridotta, in quanto una quota dell’incentivo, pari all’importo mensile già riconosciuto al datore di lavoro sulla base delle regole che determinano la misura dello stesso e, comunque, non superiore alla metà del reddito di cittadinanza spettante, viene riconosciuta, sempre in forma di sgravio contributivo, anche all’Ente di formazione che ha qualificato o riqualificato il lavoratore assunto. Al riguardo, l’Ente potrà verificare l’ammontare dello sgravio spettante mediante la consultazione di un’apposita utility che verrà messa a disposizione dall’Istituto.
L’Inps, una volta ricevuta la domanda telematica, mediante i propri sistemi informativi centrali:
– verificherà preventivamente che il datore di lavoro abbia comunicato la disponibilità dei posti vacanti (vacancy) alla piattaforma digitale dedicata al Rdc presso l’ANPAL;
– calcolerà l’ammontare e la durata del beneficio spettante in base alle informazioni sul Reddito di cittadinanza in suo possesso e in base all’ammontare dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore  dichiarati nella richiesta;
– consulterà il Registro nazionale degli aiuti di Stato per verificare che per quel datore di lavoro vi sia possibilità di riconoscere aiuti de minimis;
– fornirà, eventualmente, un riscontro di accoglimento della domanda, contestualmente elaborando il relativo piano di fruizione.
L’importo dell’incentivo riconosciuto dalle procedure telematiche costituirà l’ammontare massimo dell’agevolazione che potrà essere fruita nelle denunce contributive. Lo sgravio sarà riconosciuto in base al minor valore tra il beneficio mensile del Rdc spettante al nucleo familiare, il tetto mensile di 780,00 euro e i contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore calcolati con riferimento al rapporto di lavoro a tempo pieno. Pertanto, nelle ipotesi di assunzione a tempo pieno e successiva trasformazione in part-time (art. 8, D.Lgs. n. 81/2015), sarà onere del datore di lavoro eventualmente riparametrare l’incentivo spettante in base ai contributi effettivamente dovuti e fruire dell’importo ridotto. La fruizione del beneficio per il datore di lavoro e per l’ente di formazione accreditato potrà avvenire mediante conguaglio/compensazione nelle denunce contributive (flusso UniEmens o DMAG).
I datori di lavoro che operano con il sistema UniEmens, a partire dal flusso di competenza novembre 2019, esporranno il beneficio spettante valorizzando all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <Incentivo>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, il valore “RDCP”, avente il significato di “Incentivo reddito di cittadinanza art. 8 del decreto legge 28 gennaio 2019”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente.
Per il recupero dell’incentivo relativo ai mesi di competenza da aprile 2019 a ottobre 2019, le aziende dovranno avvalersi della procedura di regolarizzazione. I dati così esposti nell’UniEmens saranno poi riportati, a cura dell’Istituto, nel DM2013 “VIRTUALE” ricostruito dalle procedure con il codice “L522”, avente il significato di “conguaglio incentivo reddito di cittadinanza art. 8 del decreto legge 28 gennaio 2019”.
Per le modalità di esposizione dei dati relativi alla fruizione dell’agevolazione in misura ridotta per assunzione successiva all’intervento dell’Ente Formatore, i datori di lavoro autorizzati, per esporre il beneficio spettante, a partire dal flusso UniEmens di competenza novembre 2019, dovranno valorizzare, all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <Incentivo>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, il valore “RDCD”, avente il significato di “Incentivo reddito di cittadinanza art. 8 del decreto legge 28 gennaio 2019 ridotto”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente.
Per il recupero dell’incentivo relativo ai mesi di competenza da aprile 2019 a ottobre 2019, le aziende dovranno avvalersi della procedura di regolarizzazione. I dati sopra esposti nell’UniEmens saranno poi riportati, a cura dell’Istituto, nel DM2013 “VIRTUALE” ricostruito dalle procedure con il codice “L523”, avente il significato di “conguaglio Incentivo Reddito di Cittadinanza art. 8 del decreto legge 28 gennaio 2019 ridotto”.